Meglio la Partita IVA o la ritenuta d’acconto?



La ritenuta d’acconto è un mezzo di pagamento per prestazioni lavorative, che si sta diffondendo sempre più in risposta all’evoluzione delle forme di lavoro e alla nuova prassi che prevede sempre più occasionalità e discontinuità dello stesso. Il posto fisso per le nuove generazioni è ormai un miraggio, ed sempre più frequente che le offerte di lavoro disponibili riguardino collaborazioni di brevi periodo, talvolta legate a compiti specifici e obiettivi, senza che sia previsto dal committente la stipula di un rapporto di lavoro dipendente.
In questi casi  i datori di lavoro propongono ai collaboratori sprovvisti di partita IVA , laddove le prestazioni non prevedono compensi lordi superiori ai 5000 euro annui, contratti di collaborazione occasionale, ossia le famose ritenute d’acconto.
Sorge spontanea la domanda se convenga più la ritenuta d’acconto o se convenga invece Aprire la Partita Iva.
Da un punto di vista prettamente economico per il committente non c’è una reale differenza tra le due alternative, da un punto di vista burocratico invece, con la ritenuta d’acconto, il committente dovrà fungere da sostituto d’imposta e dovrà provvedere alla gestione della burocrazia e delle scadenze legate alle ritenute d’acconto, di cui parleremo nei prossimi articoli.
Se quindi tutto sommato la ritenuta d’acconto è un mezzo di pagamento che non conviene particolarmente al datore di lavoro,  d’altro canto non conviene molto nemmeno al lavoratore.
Infatti, se il lavoratore è in possesso di una partita IVA, potrà:
a) Percepire l’intero importo del compenso previsto per la collaborazione, mentre nel caso di ritenuta d’acconto percepirà il compenso al netto della ritenuta del 20% che dovrà esser versata allo stato dal sostituto d’imposta,
b) In sede di dichiarazione dei redditi, potrà dedurre delle spese abbattendo il proprio reddito.
c) Pagare esclusivamente le tasse dovute l’anno dopo in occasione della dichiarazione dei redditi.
d) Ottenere un credito di imposta riutilizzabile l’anno successivo nel caso il credito emerga dalla dichiarazione dei redditi
e) Il reddito netto  sarà assoggettato all’obbligo contributivo, nel caso di ritenuta d’acconto invece non ci sono oneri INPS.
Quando  riteniamo di avere professionalità ed essere competenti per svolgere uno specifico lavoro, avere possibilità di presentarsi a più aziende per svolgere quel lavoro per cui si è competenti, considerando la carenza dei tanto amati “posti fissi”, conviene seriamente valutare di aprire una partita iva, in quanto ne deriverebbero alcuni vantaggi:
sembriamo più «professionali» ,
potremo percepire il compenso lordo e dedurrete le spese per ridurre le tasse da pagare successivamente
potremo proporci direttamente ad un’azienda anche grazie a strumenti pubblicitari ch potremo usare per farci conoscere (biglietti da visita, sito ewb, flyer)
inizieremo a versare dei contributi previdenziali, in percentuale al reddito.
Generalmente invece opteremo per la ritenuta d’acconto quando il rapporto di lavoro presenta queste caratteristiche:
a) Si ha una sola e breve collaborazione con un solo committente,
b) La natura della collaborazione è davvero estemporanea,
c) Non si prevede di poter ottenere altre collaborazioni nel medio termine con lo stesso committente o con altri committenti dello stesso settore,
Riassumendo quindi la ritenuta d’acconto è un mezzo di pagamento che dobbiamo scegliere nel caso di un’attività lavorativa del tutto sporadica e occasionale!