Cos’è la Ritenuta d’acconto e a chi conviene?


Vediamo adesso di capire come funziona La ritenuta d’acconto e quando conviene usarla. La ritenuta d’acconto è un mezzo di pagamento per prestazioni lavorative, che si sta diffondendo sempre più in risposta all’evoluzione delle forme di lavoro e alla nuova prassi che prevede sempre più occasionalità e discontinuità dello stesso. Il posto fisso per le nuove generazioni è ormai un miraggio, ed sempre più frequente che le offerte di lavoro disponibili riguardino collaborazioni di brevi periodo, talvolta legate a compiti specifici e obiettivi, senza che sia previsto dal committente la stipula di un rapporto di lavoro dipendente.
In questi casi di frequente i datori di lavoro per collaborazioni che non superino i 5.000 € di compenso annuo lordo, propongono ai collaboratori che non abbiano Partita Iva il cosiddetto contratto di collaborazione occasionale, che prevede la ritenuta d’acconto al momento del pagamento.

Come funziona la ritenuta d’acconto?

Con questo strumento il collaboratore esegue un lavoro per il committente come se fosse un professionista , per un periodo di tempo e un compenso limitati. La natura del rapporto lavorativo dovrà sempre essere “occasionale” e “autonoma” ossia senza rapporto di subordinazione, il collaboratore non è un dipendente in sostanza!
Dal punto di vista pratico, al momento del pagamento della prestazione, il collaboratore deve produrre una ricevuta al committente che provvederà a saldarla.
Di frequente è il committente stesso che fornisce un modello di ricevuta che il collaboratore firma e consegna: si tratta di un ribaltamento di ruoli dovuto solo al fatto che il collaboratore non sa fattivamente come produrre la ricevuta.
Vediamo adesso cosa deve contenere la ricevuta:
La data e il numero della ricevuta
I dati del collaboratore (incluso codice fiscale)
I dati del committente (inclusi codice fiscale e partita IVA)
La descrizione dell’attività prestata
L’importo del compenso lordo
L’importo della ritenuta d’acconto
L’importo netto (lordo - ritenuta d’acconto)
Dopo che il collaboratore consegna la ricevuta al committente, lo stesso dovrà provvedere a:
a) Versare l’importo netto al collaboratore, preferibilmente con una forma tracciabile ad esempio bonifico bancario,
b) Versare l’importo della ritenuta d’acconto allo Stato per conto del collaboratore. La scadenza per il versamento della ritenuta d’acconto è il 16 del mese successivo alla data della ricevuta.
Volendo quindi sintetizzare e riassumere gli aspetti che abbiamo trattato:
La spesa totale del committente è pari al lordo.
L’incasso del collaboratore è pari al netto
Lo Stato prende subito il 20% di tasse del collaboratore attraverso il committente. Generalmente per prestazioni di lavoro occasionali esercitate da residenti nel territorio italiano la ritenuta d’acconto è del 20% calcolata sul 100% dell’importo da corrispondere, ma ci sono alcuni casi in cui queste percentuali variano. A tal proposito può essere utile dare uno sguardo alla tabella riepilogativa dell’Agenzia delle Entrate Tabella riepilogativa.
Al momento della dichiarazione dei redditi l’anno successivo, a seconda dei redditi totali e di eventuali deduzioni e detrazioni, lo Stato potrà:
- nel caso in cui non fosse dovuta, restituire al collaboratore parte o l’intera percentuale pagata, sotto forma di credito di imposta;
- nel caso in cui le tasse dovute eccedessero il 20% già versato, chiedere un conguaglio.

A chi e quando  conviene la collaborazione occasionale con ritenuta d’acconto? 

Da un punto di vista prettamente economico per il committente non c’è una reale differenza tra le due alternative, da quello burocratico invece, con la ritenuta d’acconto, il committente dovrà fungere da sostituto d’imposta e dovrà provv


edere alla gestione della burocrazia e delle scadenze legate alle ritenute d’acconto, alle quali non dovrà provvedere nel caso il collaboratore sia titolare di Partita Iva.

Se quindi la ritenuta d’acconto non ha particolare convenienza per il datore di lavoro,  d’altro canto non conviene molto nemmeno al collaboratore, non solo perché in questo caso pagherà in anticipo il 20% di tasse sul compenso, ma anche perché se il collaboratore non è tenuto alla dichiarazione dei redditi perché ha un reddito minimo e non ha svolto altri lavori anche in maniera occasionale, perderà il credito d’imposta che ha maturato pagando il 20% di tasse sui compensi soggetti a ritenuta.
Dovrebbe adesso essere più chiaro come funziona la ritenuta d’acconto e le differenze con l’uso della Partita Iva, nei prossimi articoli approfondiremo l’argomento delle attività autonome!