AIUTI ALLE IMPRESE: REGIME DE MINIMIS

Nel 2006 la Commissione Europea affrontò, in tema di finanza agevolata per le PMI, un nodo cruciale: salvaguardare la libera concorrenza nel mercato comune europeo ma garantire anche incentivi alle imprese. Con il Regolamento CE n.1998/2006 (GUCE n. L379/5 del 28.12.2006) vennero dunque regolamentati gli aiuti de minimis, ossia “minori” e quindi non lesivi della concorrenza, sottraendoli all’applicazione del veto (di cui all’art. 87, parag. 1) del Trattato Istitutivo della CE, stabilendo una soglia di contributi pubblici al di sotto della quale il divieto per gli Stati Membri diventa inapplicabile.

Parametri
Una prima scrematura avviene in base a dimensioni e ubicazione dell’impresa richiedente, settore di appartenenza e finalità dell’aiuto, attraverso un parametro di equiparazione tale da esentare Stati Membri e PA dalla notifica alla Commissione per gli aiuti al di sotto dei massimali fissati in percentuale sugli investimenti. Gli aiuti devono poi essere caratterizzati da trasparenza e, nel caso di sovvenzioni, esenzioni fiscali e finanziamenti a tasso agevolato, si deve poter determinare anticipatamente l’equivalente sovvenzione lorda senza analisi del rischio. La garanzia prestata per i finanziamenti – per interventi consulenziali o programmi d’investimento – non potrà eccedere i 750mila euro.

Il “de minimis” consente di paragonare aiuti concessi in ambienti fiscali diversi (qualunque forma il contributo assuma) per poterne verificare la compatibilità con la politica europea di salvaguardia del regime di concorrenza nel mercato europeo, il cui sistema di calcolo tiene conto degli scostamenti temporali tra realizzazione degli investimenti, erogazione delle agevolazioni e imposizioni fiscali sull’agevolazione stessa.

Massimale

Il tetto rimane di 200.000 euro per gli aiuti de minimis, di cui un’unica impresa può beneficiare da un singolo Stato membro, e di 100.000 euro per le imprese che si occupano ditrasporto merci su strada per conto terzi, che comunque non possono utilizzare gli aiuti per l’acquisto dei mezzi adoperati per la propria attività d’impresa.

Aiuti ammissibili

Come previsto dall’art. 87 (ex art. 92), sono incompatibili con il Mercato Comune, nella misura in cui incidano sugli scambi tra Stati membri, gli aiuti concessi dagli Stati o attraverso risorse statali che, favorendo alcune imprese o produzioni, falsino o minaccino la concorrenza. Di conseguenza, sono ammissibili gli aiuti:

· a carattere sociale concessi ai singoli consumatori, se accordati senza discriminazioni determinate dall’origine dei prodotti,

· destinati a ovviare a danni da calamità naturali o altri eventi eccezionali,

· concessi all’economia di determinate regioni della Repubblica federale di Germania che risentono della divisione del Paese, se necessari a compensarne gli svantaggi economici,

· destinati a favorire lo sviluppo economico delle regioni ove il tenore di vita sia anormalmente basso, oppure si abbia una grave forma di sottoccupazione,

· destinati a promuovere la realizzazione di un importante progetto di comune interesse europeo oppure a porre rimedio a un grave turbamento dell’economia di uno Stato membro,

· destinati ad agevolare lo sviluppo di talune attività o di talune regioni economiche, sempre che non alterino le condizioni degli scambi in misura contraria al comune interesse,

· destinati a promuovere la cultura e la conservazione del patrimonio, quando non alterino le condizioni degli scambi e della concorrenza nella Comunità in misura contraria all’interesse comune,

· le altre categorie di aiuti, determinate con decisione del Consiglio, che delibera a maggioranza qualificata su proposta della Commissione.

Aiuti non ammissibili

· Concessi a imprese del settore pesca e acquacoltura di cui al regolamento (CE) n. 104/2000 del Consiglio;

· concessi a imprese del settore produzione primaria dei prodotti agricoli, qualora l’importo dell’aiuto sia fissato in base al prezzo o al quantitativo di tali prodotti acquistati da produttori primari o immessi sul mercato dalle imprese interessate,

· per attività connesse all’esportazione verso paesi terzi o Stati membri, ossia direttamente collegati ai quantitativi esportati, alla costituzione e gestione di una rete di distribuzione o ad altre spese correnti connesse con l’attività di esportazione;

· subordinati all’impiego di prodotti nazionali rispetto a quelli di importazione.

Attività considerate impresa: qualsiasi entità che eserciti attività economica indipendentemente dallo status giuridico e dalla modalità di finanziamento. Se la medesima entità controlla più attività, queste sono da considerarsi un’unica impresa (Regolamento UE 1407/2013), cioè un insieme di entità separate dal punto di vista giuridico ma legate da una relazione tra quelle previste dall’elenco seguente:

· un’impresa detiene la maggioranza dei diritti di voto degli azionisti o soci di un’altra impresa;

· un’impresa ha il diritto di nominare o revocare la maggioranza dei membri del consiglio di amministrazione, direzione o sorveglianza di un’altra impresa;

· un’impresa ha il diritto di esercitare un’influenza dominante su un’altra impresa in virtù di un contratto concluso con quest’ultima oppure in virtù di una clausola dello statuto di quest’ultima;

· un’impresa azionista o socia di un’altra impresa controlla da sola, in virtù di un accordo stipulato con altri azionisti o soci dell’altra impresa, la maggioranza dei diritti di voto degli azionisti o soci di quest’ultima.

Calcolo aiuti: casi particolari

L’Assonime ha spiegato, attraverso esempi concreti, come imputare e calcolare gli aiuti in caso di operazioni straordinarie. Se l’aiuto viene concesso a una impresa nata da unafusione o acquisizione, l’ammontare totale dell’aiuto sul quale è possibile applicare il Regolamento deve considerare ogni aiuto che le singole imprese fuse avevano ottenuto. Nel caso in cui si sia avuta una scissione, gli aiuti precedentemente ottenuti vengono imputati all’impresa che svolge le attività per le quali i finanziamenti erano stati erogati; se ciò è impossibile vengono divisi in maniera proporzionale rispetto al valore contabile delle imprese.

Cumulo aiuti

Il Regolamento 1407/2013, all’art. 5, spiega che se il cumulo avviene con aiuti concessi in base al Regolamento UE 360/2012 della Commissione, il massimale è fissato a 500.000 euro spalmati su tre esercizi finanziari; se avviene con aiuti concessi su regolamenti diversi dal 360/2012, il massimale è di 200.000 euro. I cumuli con finanziamenti concessi per gli stessi costi o per la stessa misura di finanziamento del rischio non sono ammessi nel momento in cui causano lo sforamento dell’intensità dell’aiuto o dell’importo di aiuto più elevato individuato appositamente da un regolamento di esenzione o da una decisione della Commissione.